mercoledì 15 aprile 2009

Viaggio nel paese delle fate - Guilin, Longji, Yangshuo - 7/11 Aprile 2009

Grazie a un'attività di pianificazione durata settimane, alla nostra lunga esperienza di viaggiatori low cost e all'assistenza esemplare della China Odissey Tours e della nostra amica Lois, alla fine ce l'abbiamo fatta: quattro giorni a Guilin e dintorni. Abbiamo preso un pacchetto molto conveniente che includeva volo, pernottamenti e addirittura guida e autista! In Italia non ce lo saremmo mai potuti permettere... :)

Per me le "colline di Guilin" erano qualcosa di più di un bel posto situato a una distanza ragionevole da Hong Kong: fin da bambina ne ho sentito parlare, sia da mia nonna, grande appassionata di Cina, sia da mia mamma, cresciuta anche lei in questo mito. Me le immaginavo come un posto delle fate, colline a pan di zucchero che emergevano dalla foschia creando paesaggi magici e silenziosi, come in un'antico dipinto cinese. Non mi sbagliavo.

Ma al di là della poesia, la trasferta è iniziata nel più sfigato dei modi: abbiamo perso il pullman per andare all'aeroporto di Shenzhen, abbiamo scoperto che oltretutto ci metteva due ore e non un'ora e un quarto come credevamo - per cui eravamo in mostruoso ritardo, siamo stati orribilmente fregati sul prezzo del taxi, e arrivati col fiatone all'aeroporto abbiamo scoperto che ci avevano cancellato il volo, con quello successivo solo 10 ore dopo. E il mio bancomat non funzionava. Però il tutto ci è servito tipo presa a terra: abbiamo scaricato tutta la sfiga all'inizio e da lì in poi tutto è andato a meraviglia!

Il primo giorno, con la nostra fantastica guida William, è stato dedicato alla visita delle risaie a terrazza a Longji. Il posto è famoso per lo splendido panorama delle colline terrazzate, che cambia a seconda della stagione tanto da sembrare un posto sempre diverso. La particolarità è anche la presenza di minoranze etniche che conservano particolari usi e costumi: la minoranza Zhuang, che costruisce bellissime case di legno e per cui il canto è uno dei criteri fondamentali per scegliere il proprio partner, e la minoranza Zao, con le donne dai vestiti colorati e dai lunghissimi capelli arrotolati in grandi acconciature. Il villaggio da cui si parte per l'hiking sulle colline è di per sè spettacolare: tutte case in legno con i tetti di tegole d'ardesia, e la vita che scorre lenta e tranquilla. Venditrici di peperoncini, verdure, patate dolci e riso cotto alla brace dentro la canna di bambù, una delizia che abbiamo avuto modo di assaggiare!















Non paghi della scalata, siamo andati anche a vedere una piantagione di tè, dove era possibile fare anche la degustazione. Una signorina dalle mani bellissime ci ha insegnato come comportarsi correttamente alla cerimonia del tè: ad esempio, non bisogna mai ringraziare direttamente, ma battere un dito sul tavolo se si è single e due se si è sposati. Grande interrogativo su quante dita dovessimo usare noi: abbiamo risolto con Tommi che - ovviamente - batteva un dito, e io due!



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Stanchi morti ma felici siamo tornati all'albergo: la nostra camera era molto carina, con il letto più grande del mondo (tipo due matrimoniali messi insieme) e anche più duro, come dormire sui mattoni! Ma abbiamo scoperto che in Cina è la regola, e alla fine non ci dispiaceva neanche tanto!
Il giorno dopo abbiamo raggiunto l'attracco dei battelli fluviali e ci siamo imbarcati per percorrere un tratto del fiume Li in direzione Yangshuo: durante il tragitto siamo passati attraverso le famose colline che si affacciano sul fiume, e il tutto è stato migliorato anzichè rovinato dalla pioggia e dalla nebbia. Il paesaggio era veramente irreale, le colline immerse nella foschia che si facevano nitide via via che ci avvicinavamo per poi sparire di nuovo dietro di noi, facendoci sentire come dentro una nuvola.







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Il pomeriggio ha smesso di piovere, così abbiamo chiesto alla nostra guida se fosse possibile fare un giro in bici nella campagna intorno a Yangshuo. Il paesino infatti sarebbe anche bello se non fosse devastato dal turismo: un negozio di souvenirs dietro l'altro, e addirittura Mc Donalds e KFC. Volevamo allontanarci un po' e fare un giro tra i villaggi e le risaie, in una realtà un po' meno contaminata. E' stata l'esperienza più bella di tutto il viaggio! Diciamo la verità... tutto merito di Tommi che ha insistito, nonostante il tempo volgesse al brutto. Paesaggi maestosi, villaggi poveri ma con dignità, gente al lavoro in ogni angolo, il silenzio in alcuni punti davvero totale. Abbiamo fatto un tratto di fiume su una zattera di bambù, con il barcaiolo che ci ha parlato in cinese per tutto il tempo. Il tono sembrava amichevole, chissà il contenuto!





 





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Sulla strada del ritorno ci siamo voluti fermare a casa di un contadino che gentilmente ci ha mostrato la sua abitazione: il signore, ottantenne, era capo villaggio durante la Rivoluzione Culturale e conserva ancora i motti di Mao scritti sui muri di casa sua.



La sera siamo andati a vedere uno spettacolo che attira a Yangshuo visitatori da tutta la Cina e anche dal resto del mondo: "Impression Liu Sanjie", del regista Zhang Yimou (quello di Hero, La Tigre e il Dragone, La Foresta dei Pugnali Volanti... e delle coreografie alle Olimpiadi di Pechino). 12 colline fanno da quinte naturali a uno spettacolo con 600 partecipanti che si svolge tutto sull'acqua, grazie alle zattere e a speciali camminatoi. Non è un musical nel senso stretto, ma più uno spettacolo altamente coreografico in cui ogni parte è dominata da un colore, per evocare diverse sensazioni, e in cui si esibiscono anche le minoranze etniche con i loro bellissimi canti e costumi.







Il giorno dopo eravamo abbastanza provati dalla frenesia del giorno precedente, e ci siamo mantenuti sul tranquillo: dopo essere tornati a Guilin abbiamo dedicato la giornata alla visita della città. Siamo partiti dal Seven Stars Park, con i suoi scorci incantevoli e animali mai visti, tra cui un intelligentissimo merlo indiano che è volato da noi per dirci ni-hao (e anche qualche parolaccia in cinese!). Abbiamo poi proseguito verso la famosa caverna Reed Flute Cave: una grotta imponente, con stalattiti e stalagmiti di una bellezza mozzafiato. Le più suggestive hanno un nome che ricorda la loro forma. L'illuminazione della grotta dovrebbe esaltare queste similitudini ma secondo me è troppo stravolgente: luci colorate ovunque, quando invece le strutture sono talmente belle che un'illuminazione più sobria non avrebbe fatto altro che esaltarne la naturale perfezione.


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"le Nuvole"


Uno dei miei titoli preferiti: "il millepiedi spaventato dallo specchio "

Il viaggio si è concluso meglio che all'andata, senza particolari intoppi all'aeroporto... a parte un qui pro quo sui bagagli da imbarcare, con conseguente recupero in extremis delle borse erroneamente imbarcate e corsa a rotta di collo al gate con rischio di perdere il volo! 

Ma in realtà nulla, nè questi minuscoli disguidi, nè il vento nè la pioggia, hanno rovinato questi quattro giorni splendidi e intensi, che nessuna foto riuscirà mai a rendere degnamente.
Le colline tutt'intorno, il loro riflesso nelle acque a specchio delle risaie e del fiume, il silenzio, i sorrisi delle persone e la loro serena semplicità, l'aria pulita e leggera, la cucina speziata e la delicata fragranza del tè al gelsomino. Ma anche le gambe che fanno male dal camminare (e dal pedalare), le gustose ciotolone di spaghetti di riso a 30 centesimi, il contrasto tra il lavoro quotidiano dei contadini con i bufali d'acqua e gli aratri di legno e noi che gli ronziamo intorno a fargli foto con marchingegni che sembrano venire da un'altra epoca, se non da un altro pianeta.

Vorrei ringraziare: 
- Tommaso che ha appoggiato la pazzia di fare questo tour e che ha avuto l'idea più bella del mondo col giro in bici;
- William Liu - la guida migliore in assoluto - si preoccupava di tutto, sempre, riuscendo ad assecondare i nostri bisogni e spiegandoci tantissime cose interessanti... e poi grazie a lui ci siamo rimpinzati come panda al pranzo sul battello (che era incluso nel tour) mentre gli altri turisti che avevano guide più scarse si sono dovuti accontentare di ciò che restava dopo il nostro passaggio!!
- Lois Li, favolosa, ci ha aiutato ad organizzare tutto con un budget che si abbassava giorno per giorno... ma con santa pazienza e diecimila mail, è merito suo se siamo partiti! Grande Lois!

Mi sento felice e privilegiata per aver visto tutto questo prima che, inevitabilmente, diventi (ancora più) turistico.

lunedì 6 aprile 2009

Una settimana da turisti

Questa settimana è stata proprio da turisti, con i genitori di Tommi in town! Abbiamo approfittato del nostro inedito ruolo di ciceroni per vedere tante cose che non avevamo avuto modo/tempo di fare fino ad ora.
In realtà già dalla settimana scorsa un paio di escursioni ce le eravamo concesse. Per esempio siamo andati a Ocean's Park, un misto tra luna park e parco marino, con animali vari (foche, delfini e due panda spelacchiatissimi e super abbacchiati) e un acquario favoloso, profondissimo, con una rampa a chiocciola giro giro in modo da poter vedere tutti i livelli della vasca, dalla superficie al fondo. La spavalderia del giorno sono state le montagne russe: da fuori non sembrava, ma una volta sul vagoncino ci siamo drammaticamente resi conto che erano costruite su un dirupo a picco sul mare, parecchie centinaia di metri sotto di noi... impressionante è dire poco, eravamo nel vuoto più assoluto, solo cielo intorno a noi. Ed era troppo tardi per scendere. Se ci ripenso mi ritorna lo stomaco in gola. La cosa carina è stata invece l'ovovia che collegava un versante del parco con l'altro.


Dopo l'arrivo dei genitori di Tommi ci siamo dati alle escursioni serie. La prima è stata al Grande Buddha del monastero di Po Lin, sull'isola di Lantau. E' il budda in esterno più grande del mondo, con i suoi 26 metri di altezza. La cosa molto tipica di HK è che sembra antico ma lo hanno messo lì 20 anni fa... comunque era molto suggestivo, e il paesaggio da sopra veramente rilassante. Finalmente un po' di verde! Ma la cosa più bella della giornata secondo me è stata la visita al villaggio di Tai O, un villaggio di pescatori povero e scalcinato, in cui l'economia si basa sulla vendita di pesce essiccato e le case della gente sono su palafitte.

Tuorli d'uovo messi a seccare, sotto sale


Il giorno dopo è stata una giornata così piena che mi sono sembrate due. La mattina all'università da Tommi, ad ammirare il panorama e il campus, il pomeriggio a Mong Kok. Abbiamo visto il mercato dei fiori, con orchidee meravigliose, e quello degli uccelli, bellissimo: già avvicinandosi è tutto un cinguettare. Ci sono banchini pieni di gabbie con uccelli di ogni tipo, e anche cibo fresco... quindi sacchetti pieni di vermi, cavallette, e chi più ne ha più ne metta. E' uso comune, poi, per i proprietari di uccelli, ritrovarsi in questo giardino con le proprie gabbiette, appenderle una accanto all'altra e lasciare che i vari merli, pappagallini, cardellini, chiacchierino un po' tra di loro. 

Il giorno dopo abbiamo proseguito sulla scia dei mercati e siamo andati a quello della giada. I banchi erano un po' più turistici, con ammennicoli di ogni genere: la cosa sbalorditiva erano i prezzi. Che fosse giada o meno, si trattava comunque di pietre dure: braccialetti, collane, ciondoli, fermacarte... il tutto a un decimo rispetto al prezzo che si pagherebbe in Italia. Inutile dire che abbiamo fatto man bassa, sempre contrattando fino allo stremo con le commercianti che fingevano disperazione ad ogni ulteriore trattativa al ribasso!

Il giorno seguente è stato dedicato alla gita a Macao. A un'ora di aliscafo da Hong Kong, Macao, ex colonia portoghese e tutt'oggi regione a statuto speciale, è un misto incredibile di mediterraneo e Cina, in tutto: dall'architettura, alla cucina, alla lingua. Azulejos e insegne cinesi, edifici coloniali e modernissime oscenità, cartelli in cinese, inglese e portoghese... e la favolosissima moneta locale, la Patacca di Macao.
Bellissima la facciata dell'ex cattedrale: la chiesa è stata completamente distrutta da un incendio nell'ottocento, ed è rimasta in piedi solo la facciata, in cima alla scalinata che dà su una piazza, creando un effetto stranissimo di quinta teatrale. Dietro la facciata, il cielo.
La cucina macanese è a base di pesce, con forti influenze portoghesi, cantonesi e asiatiche in generale. Ho mangiato un gamberone gigante con una salsina che dire agliata è usare un eufemismo, ma era buonissimo!
La Macao moderna è famosa soprattutto per i casinò, è un po' la Las Vegas d'oriente: ce n'è uno orrendo che deturpa il paesaggio, una specie di obbrobrio a forma di fiorellone... inguardabile.

Insomma, una settimana intensa, ma finalmente con la scusa di fare da guide abbiamo visto tante cose dei dintorni!
E quando verranno i miei... altro giro, altra corsa!
Adesso vado a fare la valigia: Tommi è in Easter break dalle lezioni e ci siamo presi quattro giorni per fare un giretto low cost in Cina, sempre nei dintorni. Destinazione: Guilin, e le sue famose colline da antico dipinto cinese...


Alla prossima!
:)